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Complotti (Parte X)

VI. -Voliamo tutti qui, Wolf! E anche tu volerai!- ormai un intero braccio, avvolto in uno sgargiante costume da circo, sporgeva dallo schermo del tablet. La mano serrata ad artiglio sulla cravatta di Folder, impediva ormai all’agente di respirare. Infatti questi si limitava ad un inarticolato AARGH! Sì, proprio così.

Sono questi i momenti in cui un vero duro comincia a giocare. La mia mente analitica si mise subito in azione: un braccio da clown… il braccio esce da uno schermo del tablet… una voce ghignante  che si ostina a parlare di cose come gli asini che volano… ho bisogno di un caffè… potrebbe andare bene anche un bicchiere di latte… no, magari dopo… di chi è quella voce?… è veramente brutta…

Sì, lo so, la mia mente analitica la tira sempre un po’ per le lunghe. Comunque compresi (quasi) subito che si dovesse trattare di quel nullafacente di Barry White. Mi domandai il perché non se ne tornasse al suo circo a preparare lo spettacolo pomeridiano.

-Basta, Barry White. Se ne vada. Il mio amico è un federale.

-Volerà anche lui!

-La smetta con queste assurdità, signor White che poi i bambini ci stanno male.

-Non mi chiamo Barry White, ma Perry White!

-Su, su, va bene, ma adesso se ne vada e ci lasci lavorare, però.

Intanto che avveniva questo rapido scambio di battute, la mano tirava la cravatta, facendo sbattere la testa del malcapitato Folder contro il tavolo.

-Non me ne andrò prima di avervi preso entrambi e poi volerete! Sì, volerete!- concluse con una risata folle. Questo mi fece capire cosa stesse accadendo: quel poveretto doveva avere avuto problemi sul lavoro, era ormai in bancarotta ed era scivolato nel tunnel della droga.

-Lo lasci andare.- intimai, con la voce più vellutata che riuscissi a fare, -Le assicuro che la possiamo aiutare. Esistono delle comunità per la disintossicazione, signor Barry White…

-NON MI CHIAMO BARRY WHITE!- prese a sbraitare il clown dal tablet.

Allora feci l’unica cosa sana da fare in momenti come quelli.

VII. -Ha spento il mio tablet!- esclamò Folder, riprendendo il fiato, con una mano a massaggiarsi il collo ormai libero.

Tacevo. Ero perplesso.

-Lei è stato geniale! Come le è venuta l’idea di cacciare così quella creatura?

Tacevo. Ero perplesso.

-Be’ capisco. Deve trattarsi di uno dei trucchi del suo mestiere. Sono in debito con lei, Landon.- dal tono di voce, si capiva che Folder era sovreccitato, -Adesso le domando scusa. Devo incontrarmi con la mia collega, Calli, che ci ha raggiunti qui per seguire questo caso. La aggiorno e noi ci vedremo alla biblioteca comunale. Là devono rispondere ad alcune domande.

Annuii. Tacevo ancora mentre Folder andava al suo rendez-vous. Ero perplesso: Che cosa ci faceva una clown, lincenziato da un circo in fallimento, all’interno del tablet del mio stralunato amico e, per giunta, in crisi d’astinenza? Un mistero intricato. Comunque, sapevo che sarei riuscito a trovare il bandolo di quella matassa.

-Un bicchiere di latte.- lanciai un urlo al barman, che trasalì, -Liscio.

VIII. Avete mai letto “Il signore degli anelli” o vista la sua versione cinematografica? Non c’è un solo istante di tutto il lungo viaggio dei protagonisti in cui si dica che vadano al bagno. E Spider man? Nei fumetti come nei film volteggiare per la città, va a scuola, dà la caccia ai cattivi e mai una volta che si conceda un momento per fare la pipì. Allora mi domando: per essere degli eroi si deve rinunciare per sempre al gabinetto?

Questa è la differenza fra la finzione ed il mondo reale. Sì, perché dopo aver salutato l’agente Folder che doveva incontrare la sua partner degli XYZ files, io avevo proprio bisogno di una toilette. Sì, proprio così.

Fortunatamente, l’amena tavola calda in cui ci eravamo rifugiati ne possedeva uno.

Fu quando spalancai la porta che compresi veramente il perché Bilbo, Gandalf e quel povero disgraziato di Peter Parker avessero dato l’addio definitivo ai bisogni fisiologici.

-L’aspettavo, signor Landon.- mi accolse una voce rantolante.

Una voce che conoscevo molto bene, purtroppo.

Una voce che aveva ossessionato le mie notti insonni.

Un rantolo molto simile alla cattiva respirazione di Dart Fener in Star Wars… Al gabinetto, poggiato con indifferenza al lavandino, c’era l’uomo con l’asma!

Sì, proprio così.

(continua)

Andrea Savio

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