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La trilogia del Giudice Mascherato (volume 2)

Il Giudice Mascherato
-Una segretaria per Landon-

I.
Il tocco di una pendola risuonò alto nella notte. Dodici rintocchi. Un’ombra si stagliò contro la luna piena alta nel cielo della città. Una sagoma immobile.
Si sarebbe potuta confondere nel buio della notte. Era in piedi sopra il tetto
dell’edificio più alto di Torino, a parte la Mole Antonelliana, naturalmente. Sì, proprio così.
Uno sguardo freddo ed impassibile scrutò la piazza ai piedi del palazzo. Una raffica repentina di vento sollevò un lembo della toga nera come la notte.
-Voi supereroi avete questo brutto vizio di stagliarvi contro la luna in cima ai palazzi. Fa un freddo cane!- esclamai alle sue spalle.
La sagoma si voltò verso di me.
-Ciao, Ted!- mi salutò il Giudice Mascherato, alias il mio amico Mortimer Morton, giudice di Chicago in visita in Italia.
-Perché mi hai voluto incontrare qui?- mi lamentai, -Insomma, siamo amici, qualsiasi informazione riservata sarebbe rimasta ugualmente tale dietro la porta a vetri del mio ufficio.
Il mio infallibile fiuto investigativo registrava una nota stonata in quell’ultima frase, ma non riuscii a scorgere di cosa si trattasse.
Mortimer era venuto in Italia sulle tracce del pericoloso criminale, Tom ‘lo Scacchista’: costui già aveva rovinato la mia reputazione negli Stati Uniti e adesso era giunto in questo paese per terminare la sua opera distruttiva. Tutto ciò mi faceva sorgere il sospetto, in un angolo recondito del mio cuore che quel tizio non mi volesse molto bene!
-Piccola è in città!- esclamò il Giudice Mascherato, ridestandomi dalle mie
preoccupazioni.
-La tua segretaria?- domandai, trasecolando. Cosa c’entrava la signorina Piccola con i nostri rapporti?
-No.- mi corresse il Giudice, -Non la mia. La tua!
Arretrai atterrito. Mortimer voleva farmi assumere una segretaria! Avrei dovuto
pagarle lo stipendio! Tutti i mesi! A quel pensiero, brividi di gelo mi corsero giù per la schiena. Scossi il capo cercando di ribellarmi. Ma Mortimer fu irremovibile.
-Ho visto in che condizioni versa il tuo ufficio. Non puoi andare avanti così! Hai
bisogno di qualcuno che ti metta in ordine tutte le lettere minatorie che ti vengono recapitate tutti i giorni!
Deglutii, non tanto al pensiero di ciò che rappresentava quell’ultima frase, ma per il pensiero che oramai mi martellava contro le tempie: uno stipendio da pagare! Ma Mortimer Morton attirò ancora la mia attenzione, riprendendo a parlare.
-C’è un’altra cosa.- disse, mentre aggrottava le sopracciglia dietro il fazzoletto nero che adoperava come maschera.
-C’è ancora una cosa di cui dovevo parlarti.- proseguì il Giudice Mascherato.
-Cosa c’è ancora? Una banda di scriteriati crede di tenere in pugno il mondo minacciando di far saltare in aria un sacchetto della spazzatura caricato di letame fresco? Un armatore di Genova sta varando una nuova super nave da crociera ed intende darle il nome di ‘Titanic 2 – la vendetta’? Tua suocera è riuscita a seguirti fin qua?
Tutti problemi inquietanti, lo so. Ma questo è il tran-tran dei supereroi di Chicago. Sì, proprio così. Mortimer scosse il capo in segno di tacito diniego. Dietro la maschera del Giudice, i suoi occhi mi scrutarono per un lungo, silenzioso istante. Poi parlò.
-Stamattina, al mio albergo, è arrivato questo biglietto.
Me lo porse e io presi a leggerlo:
“Riservato a tutti i supereroi interessati. Questa notte, a mezzanotte e ventidue minuti, Samantha, la figlia del noto industriale multimiliardario Gigi Orletti, verrà rapita in piazza Castello, nel bel mezzo dei quattro zampilli di fronte a Palazzo Madama.
Impeditelo, se ci riuscite. Perché se non ci riuscite, Ted Landon risulterà implicato nel rapimento ed accusato di omicidio. Non vi voglio tanto bene! Sinceramente, un amico.”
Corrugai la fronte. Quella scrittura, rutilante odio allo stato fino, non poteva che
essere del mio peggior nemico. Tom ‘lo Scacchista’. Sì, proprio così.
Come avevo fatto a capirlo così velocemente?
Sarà stato per il mio fiuto che ha fatto di me la migliore mente analitica degli ultimi cinquant’anni?
Sarà stato per la precisazione così puntuale dell’ora del rapimento?
Sarà stato forse per via del post scriptum che seguiva il messaggio e che diceva: “A proposito, date un ceffone da parte mia a Landon. Firmato Tom ‘lo Scacchista’”?
Mentre tutti questi interrogativi affollavano la mia mente come un branco di cocker in pieno attacco di panico, ai nostri piedi, laggiù al centro dei quattro zampilli, due loschi figuri si stavano avvicinando ad una ragazza. Ne arguii che si trattasse di Samantha Orletti. I due uomini, invece, altri non erano che gli sgherri di Tom ‘lo Scacchista’. Istintivamente, serrai i pugni e dolorosamente sentii le unghie penetrarmi nella carne: ero troppo lontano per poter intervenire.
Io, almeno.
Vicino a me, infatti, improvvisamente il Giudice Mascherato allargò le braccia.
-Non preoccuparti, vecchio mio. Adesso planerò sulla piazza con il mio Giu-
deltaplano e salverò la ragazza!
Mentre parlava, dalla sua toga prese ad allungarsi tutta una serie di aste, unite fra loro da un tessuto elastico. Nel giro di pochi secondi, le aggraziate ali di un deltaplano costituivano il suo nuovo mantello.
-Non puoi farlo…- mormorai.
Mortimer non mi lasciò neanche proseguire.
-Non temere. Questa è l’ora degli eroi! – disse, mentre si lanciava nel vuoto e cominciava a precipitare giù, sempre più giù.
-Non puoi farlo…- ripresi a mormorare fra me, mentre le grandi ali del Giudice
Mascherato frenavano la caduta e prendevano a sfruttare le correnti d’aria.
-Lo sapevo che non puoi farlo…- continuai a ripetere, mentre il Giu-deltaplano si
librava nel cielo più su, sempre più su, completamente in balia delle correnti
ascensionali. Mortimer non ci capiva un’acca di correnti ascensionali e volò via col deltaplano. Due erano le cose: sarebbe potuto precipitare, oppure dirigere per chissà quali orizzonti lontani. Per quella volta si era trattato della seconda possibilità.
Intanto, rimasto solo sul cornicione, io assistevo impotente al rapimento di Samantha Orletti, così vicina, eppure così lontana. Sì, proprio così!
(continua)

Andrea Savio

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