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Le recensioni di Don Vito

Hyperversum

In questa rubrica che già tanto interesse ha addimostrato (anche perché se non addimostrano interesse, ci mando Alfrè che li mette in infermità), ho deciso di ospitare la recensione di un fan. Iddu desidera con tutte le sue forze parlare di un certo librucolo che gli ho caldamente consigliato.

Ma basta parlare (che è sempre meglio…). Lascio subitissimo di persona personalmente la parola a lui.

Mi chiamo Landon. Ted Landon. Chicago è la mia città. Faccio l’investigatore privato. La mia storia non parte esattamente dal libro di cui farò la recensione, ma da un giorno di pioggia. Piccola, la mia segretaria, aveva aperto l’ufficio e si era dovuta assentare per una pausa “peperoni in pinzimonio” (no, non fa mai la pausa caffè: sì, proprio così).

Io me ne stavo lì, tranquillo, nel mio ufficio, a guardare la pioggia fuori della finestra. Non mi stavo certo cercando i guai: come al solito, sarebbero stati loro a trovare me.

Non starò ad annoiarvi riguardo ai particolari.

Diciamo che tempo fa avevo acceso un’ipoteca sul mio ufficio per pagare qualche mensilità alla mia segretaria.

Diciamo che i documenti di quest’ipoteca sono finiti in mano ad un certo Don Vito.

Diciamo che lui non avesse tempo per leggersi un certo libro, perché (a detta sua) “Il signore degli anelli” lo aveva preso talmente che voleva applicare ai suoi dipendenti alcune strategie di un certo signor Sauron.

Diciamo che Don Vito mi fece una proposta che non potevo rifiutare.

E diciamo pure: “Sì, proprio così”!

Allora. Hyperversum narra le avventure di un gruppo di amici che decide di fare una partita con un gioco di simulazione di realtà virtuale in grado di riprodurre fatti storici. Impostano la Francia del 1200 nei parametri di inizio partita e danno il comando di START, quando, a causa di un incidente, il computer li proietta veramente in quel periodo storico, aprendo e chiudendo alle loro spalle un tunnel temporale che unisce la nostra epoca a quella.

Si trovano così prigionieri nel passato e lotteranno per ritornare a casa. L’interrogativo che si propone l’autrice è questo: un viaggiatore del tempo corre il rischio di modificare gli eventi con la sua sola presenza oppure ne fa già parte?

Cecilia Randall scrive questo che è il primo libro di una lunga saga. Non si tratta di un vero e proprio romanzo storico, perché gioca, sì, con la storia, ma ambienti e personaggi sono solo il punto di partenza.

Questo è tutto. Noi duri di Chicago siamo di poche parole. Se leggerete questo pezzo, forse sarò fuori da questo guaio. Chissà. Forse per finire in un altro. Sì, proprio così.

A queste commoventi righe stilate dal signor Landon, desidero soltanto aggiungere un piccolo inciso. Il linguaggio adoperato in questo testo lo giudico adatto a tutta la famiglia e rispettoso. Quindi, non posso che vidimare questa recensione con il mio…

…leggeteviddu.

 

Don Vito Tanticchia

e (volendo)

Ted Landon

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