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Lo storyteller (parte VII)

8. -Secondo punto all’ordine del giorno: lla raccolta differenziata.
-E ku fu?- domandò Gennarì, agitando una mano con il pollice all’insù unito alle altre dita.
-Zio, zio! Questa la so!- si agitò Turiddu, chiedendo la parola.
Sospirando, Don Vito acconsentì.
-Vedete,- prese Turiddu, -siamo nell’era dell’ecologia: tutto deve essere biologico. Tutto deve rispettare gli equilibri naturali.
-Voi ci capiste?
-Nulla capii.
-E se c’ero dormivo.
Turiddu non si perse d’animo.
-In quest’epoca, dicevo, in cui tutti prestano attenzione all’ambiente, si è inventata la raccolta differenziata della spazzatura.
-E noi che c’entriamo?
-Si tratta di affari puliti.
-Affari puliti col pattume? Bih! Don Vito! Siete un genio! E come funzionò?
-Spiega, Turi.
-La plastica la butti nei contenitori di plastica. La carta in quelli della carta. Gli avanzi del pranzo nel biologico. Il vetro nel vetro e lattine. Tutto il resto nell’indifferenziata.
-Ho una domanda.
-Dimmi, zio.
-I bossoli delle pallottole dove li mettesti?
-Quelli sono metallo. Li devi portare in un centro raccolta.
-E u’ cadaveri?
-Lo so io: nel biologico.- esclamò Gennarì tutto soddisfatto.
A quella frase, qualcuno si lasciò sfuggire una risata.
Ku fu?- urlarono i boss, indignati.
-Scusate.- esclamò la ragazza dai capelli blu, -Io fui.
-Tu fosti?- trasalì Turiddu, essendo la ragazza la sua rappresentante fisica a quella riunione.
-Ella fu!- esclamò il tirapiedi tutto muscoli ed eleganza di Don Vito.
-E le coniugazioni le sapeste!- esclamò Don Vito. Poi, si rivolse alla ragazza, -Perchè ci mancasti di rispetto?
Dal suo punto d’osservazione, Jake Pattrow sentiva salire la tensione nella sala. Stava per accadere qualcosa di brutto. E sarebbe capitato a quella colorata donzella. In questi casi cosa si poteva fare? Nella testa del pirata, in rapida successione si profilarono diverse soluzioni.
Punto primo: gridare aiuto. In questo caso non poteva funzionare.
Punto secondo: strapparsi di dosso Nemesi, impugnarlo come un’arma e lanciarsi contro quei vigliacchi felloni per salvare la donzella. Inutile. In fondo alla cintura aveva sia la sua spada che la sua fedele sputafuoco.
Punto terzo: interrogare la bussola. Quella bussola non segnava il nord. Indicava soluzioni.
E così fece.

9. -Nessuno si può permettere di ridere in presenza di Don Vito!- continuò il tirapiedi.
-Salvo che io faccia una battuta sagace.- aggiunse Don Vito.
-Senti zio. La ragazza è nuova del mestiere… non puoi chiudere un occhio?- intervenne Turiddu, in difesa della sua protetta.
-Mi sa che Don Vito tutti e due glieli chiude, gli occhi!- ridacchiò maligno Gennarì.
La ragazza prese ad arretrare, portandosi una mano sotto la giacca, alla ricerca della sua arma. Tutti i presenti nella sala fecero lo stesso.
-FERMI TUTTI!
L’urlo sovrastò la baraonda che si stava formando. Tutti, impietriti, si volsero nella direzione in cui era venuta quella voce.
Un uomo con gli abiti e l’aspetto di un pirata si profilò sulla soglia del retrobottega. Fulmineo, afferrò una corda legata allo stipite. Ci si appese e volò per tutta la sala. Tutti i presenti ebbero la sensazione di non essere in un losco tugurio col soffitto basso, ma di trovarsi in una sala molto più grande, con lampadari principeschi alle pareti. E, legata ad uno di questi, era la corda alla quale era aggrappato Jake Pattrow. Giunse all’altezza della ragazza dai capelli blu, l’afferrò per la vita e si lasciò riportare indietro dall’oscillazione del lampadario, atterrando nuovamente sulla soglia del retrobottega.
-Adesso, mi permetta di rapirla fuori di qui!- le sussurrò, spingendola al di là della porta e chiudendosela alle spalle.
Nella sala, il soffitto ritornò quello di prima. Un silenzio immobile aleggiava sulle quattro persone rimanenti e sui cinque ologrammi. Fu Don Vito a rompere il silenzio.
-Alfrè!- esclamò, rivolto al suo tirapiedi, -Che fate lì impalati?
-Ma era un pirata!
Picciotto. Mi sentisti mai dire volgarità?
-No, parrinu.
-Inseguili. Subitissimo!
-Agli ordini.
I tirapiedi uscirono tutti di corsa, dimenticandosi di recuperare gli orologi.
-Be’, ragazzi.- intervenne Turiddu, -Penso che per oggi abbiamo finito. Io tornerei ai miei affari. Onore, rispetto, potere e potenza, baci e abbracci a tutti. Bella, zii!
Il suo ologramma si spense.
-Parrinu.- domandò Cicciuzzo, -E noi che facciamo?
Don Vito inspirò profondamente.
-Il ragazzo una giusta la disse. Potere e potenza a tutti.- detto questo, anche lui si scollegò.
-Gennarì.- chiamò Cicciuzzo.
Ku fu?
-Se pure Don Vito si mette a parlar strano dove andremo a finire?
-Il mio problema è un altro.
-Quale?
-Ho tutti questi bossoli da buttare e nessuno mi disse ku fu un centro di raccolta!
(continua)
Andrea Savio

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