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Un XYZ file per Landon (parte IV)

9.

-Cosa ci fa lei qui? E chi sarebbe, prima di tutto?- balbettò Jardin, mentre l’aiutavo a rialzarsi.

-E’ stata sua moglie a chiedermi di cercarla. Non è tornato a casa sabato sera. Mi vuole dire che cosa le è successo? Chi l’ha rinchiusa qui dentro?

-Temo di non esserne sicuro signor…

-Landon. Ted Landon.

-Prima di uscire dall’ufficio, sabato pomeriggio, mi è arrivato un messaggio sulla mia mail personale dell’azienda. Qualcuno aveva scoperto la mia copertura.

-Bel gioco di parole.

-Scusi non capisco la battuta.

-Già, dimenticavo. Nell’addestramento della CIA non è previsto l’esercizio del sarcasmo, eh?

-Questa è una battuta?

-Lasciamo perdere. Continui a raccontare.

-Sulla mail, qualcuno mi diceva di aver scoperto che ero un agente in incognito e voleva rivelarmi fondamentali informazioni top secret. Si trattava di informazioni che avrebbero messo in seria difficoltà il signor Yorkers.

-Il proprietario?

-Sì… era una battuta?

-Continui, la prego…- gemetti.

-Io avevo soltanto dei sospetti sull’attività nascosta delle Yorkers Industries. Non avevo trovato nulla che confermasse i miei sospetti in nessuno dei database a cui avevo avuto accesso. L’informatore mi aveva dato appuntamento in questo stanzino.- lo indicò con un cenno del capo, mentre ne varcavamo la soglia e facevamo a ritroso il corridoio verso le scale.

Avremmo potuto usare l’ascensore, sì, ma un’impercettibile insicurezza mi si stava insinuando sotto la pelle, facendola accapponare: avevo la sensazione che fossimo osservati.

Intanto Jardin, continuava il suo racconto. Appena si era intrufolato nello sgabuzzino della carta igienica, aveva approfittato del filo di luce che filtrava dall’esterno per cercare l’interruttore della luce. Non lo trovò mai: qualcuno alle sue spalle aveva spinto la porta chiudendovelo dentro. Jardin aveva cercato la maniglia per riaprirla dall’interno, ma, trovatala, aveva scoperto che era bloccata. La porta si poteva aprire soltanto dall’esterno (in barba a tutte le norme sulla sicurezza e l’infortunistica).

Il palazzo era rimasto chiuso per tutta la giornata della domenica, poi, il lunedì, nessuno si era servito di quello sgabuzzino. D’altronde, non era l’unico esistente su quel piano.

Era evidente che chiunque avesse intrappolato Jordan non aveva intenzione di ucciderlo. Sembrava piuttosto che volesse rallentarne le indagini. Sì, ma perché?

-Cosa è accaduto di così importante, nella giornata di domenica?- dissi ad alta voce, mentre scendevamo le scale.

-Qualcosa è caduto dal cielo, Landon- disse una voce nell’ombra del pianerottolo subito sotto di noi.

10.

Sì, proprio così. Sull’unico pianerottolo in tutto l’edificio c’era una luce al neon ridotta all’estremo. Tra i flash dei suoi ultimi spasimi di vita, la sagoma della persona che ci attendeva aveva l’aspetto di un’ombra opprimente e compariva a tratti in un’effetto stroboscopico piuttosto inquietante. E quell’ombra aveva un nome. Già, ma qual era?

-Ah, già… coso… come si chiama…? Jardin, la cercava anche quest’uomo.- farfugliai.

-Ah, e lei chi sarebbe?

-Agente Folder. FBI.

-E cosa vogliono quelli dell’FBI?- chiese Jardin, rivolto a me.

-Non so gli altri (non li ho mai visti). Lui vuole aiutarla.

-Certo. Sono l’unico che le crede!- ribattè Folder, -Ma dobbiamo fuggire, prima che gli uomini del Gruppo cancellino tutte le prove raccolte da lei… compreso lei… e noialtri due.

Io non capivo perché qualcuno volesse cancellarmi… di solito preferiscono spararmi addosso. Poi mi immaginai dei killer armati di enormi gomme pane e mi resi conto dell’assurdità. Allora mi tranquillizzai: no, di certo ci avrebbero sparato in modo tradizionale! Sì, proprio così.

Cominciammo a correre. Folder ci faceva strada.

Finimmo le scale.

Ci dirigemmo verso l’uscita principale. Vi starete chiedendo: perché non proseguire giù per il parcheggio sotterraneo e scappare da lì?

Punto primo: Avevo detto a Deppry di aspettarmi davanti all’uscita principale e lei stava intrattenendo sicuramente il portiere di notte. Punto secondo: Folder non era venuto in macchina e chiamare un taxi nel parcheggio interno di una multinazionale chiusa di notte non è molto pratico… Sì, proprio così.

Giungemmo all’uscita.

Tirai un sospiro di sollievo: c’era Deppry seduta sul marciapiedi che attendeva col suo sguardo da “mi bastonano da mattina a sera”.

Mi ripresi subito il respiro, quando vidi la sagoma grigia che torreggiava subito dietro di lei.

L’Uomo con l’asma era là. E ci puntava un’arma contro.

(continua)

Andrea Savio

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