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Lo storyteller (parte XI)

Capitolo 2 – Biemme

1. Mi chiamo Landon. Ted Landon. Faccio l’investigatore privato. Chicago è la mia città. È dura la vita dell’investigatore privato, qui a Chicago. Mai però come da quando un misterioso personaggio di nome Esse un giorno mi contattò: mi avrebbe affidato l’incarico più importante della mia vita. Dovevo mettere insieme una squadra di persone speciali. Qualcuno che non si sarebbe defilato davanti all’enorme minaccia che da lì a poco avrebbe rischiato di schiacciare non solo il genere umano, ma la vita stessa.

Io accettai l’incarico. E trovai uno ad uno i membri della squadra. Sì, proprio così.

Stavo occupandomi di organizzare le indagini che il nuovo gruppo avrebbe dovuto svolgere, quando il cellulare di mia moglie aveva squillato. Premetto: nè io, nè alcun membro della mia famiglia aveva mai posseduto un telefonino: il mio lavoro mi permetteva di sbarcare a malapena il cellulare. Quello in dotazione ad ogni membro della squadra lo ha fornito Esse: si trattava di un operatore telefonico che prendeva in qualsiasi angolo dell’universo e la scheda funzionava su un semplice Nokia 3310.

Un’altra breve parentesi: sì, anche mia moglie ne aveva uno in dotazione, perché lei era un membro attivo della mia squadra.

Per farla breve: al telefono c’era la nostra babysitter (anche lei speciale, come nostra figlia del resto, soltanto che una troppo giovane per salvare l’universo e l’altra aveva già il suo bel daffare a salvarlo dalla bimba…). La ragazza aveva portato la nostra cagnolina dal mio amico Wolf Folder e non riusciva ad andarla a riprendere. “A causa di forze maggiori ed impreviste”, aveva specificato.

Così, avevo dovuto lasciare tutto per andarmi a riprendere il cane. Meno male che la tecnologia in possesso di Esse permetteva di percorrere grandi distanze nel tempo e nello spazio in una manciata di secondi (se mi chiedeste di spiegarvi come, però, non fatelo: non ci capisco mai un’acca! ).

Fu così che mi ritrovai in breve a viaggiare con Wolf, il mio cane ed un tizio strano che faceva scomparire i mostri soltanto toccandoli, a bordo della sua auto d’ordinanza. Ordinaria amministrazione per il sottoscritto: come sempre, ogni volta che non cercavo i guai, erano loro a trovare me! Sì, proprio così!

2. Il covo degli psicopatici amici di Folder si trovava in un anonimo sobborgo di Chicago. Anonymous Valley, si chiamava. Composto da lunghi viali con villette a schiera sia a destra che a sinistra. Tutte identiche per architettura e per colore. Non capirò mai come Folder ne potesse scegliere una per fermare l’auto. Sarà stato un caso? Sarà stata fortuna? O sarà stato per via di una bandiera bianca che sventola a su un prato appesa alla buca delle lettere con la scritta: “Siamo qui. Siete arrivati!”

-E sullo zerbino c’è scritto: “I complotti si sono qui”?- scherzi.

Wolf trasalì.

-Tu come lo sai?- esclamò.

Sì, proprio così!

(continua)

Andrea Savio

 

2 Risposte a “Lo storyteller (parte XI)”

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